Dall’aereo le cose hanno una prospettiva diversa. E non dico solo del banale fatto che il mondo diventa improvvisamente tridimensionale, da bidimensionale che era.
Vedere le cose dall’alto ti fa rendere conto di quanto sia organizzato e strutturato il nostro mondo. Casette ben allineate, strade e viottoli, stabilimenti con capannoni da una parte come scatole da riporre, vasche di purificazione come barattoli di vernice, contenitori in fila come lattine. Tutte quelle formichine al lavoro, le vedi quasi solo perché si muovono in quelle buffe pillole con quattro ruote.
E sei formichina anche tu, solo che già non te lo ricordi più. Ora sei tutto preso dal constatare come quelle formichine laggiù siano, tutto sommato, tempoarnee. Caduche, volatili, effimere. Una scatolina con il tetto che si isola un po’ dalle altre? Chissà, magari sarà quella casina che il fiume (lì vicino, lo vedi?) travolgerà per prima in una eventuale piena.
Ehi, ma aspetta, cosa stai pensando? In quella scatolina ci abitano delle persone, un’intera famiglia, come te! Fiume in piena che le travolge? Ma che stai pensando? Potresti essere tu. Visto il paesello che hai appena passato e ti sei chiesto se le formichine di un estremo conoscano le formichine dell’altro estremo? Potresti parlare di te.
Ma che ci fai in quella posizione inebriante? Quante formichine hanno lavorato per portarti fin lassù? Il personale al check-in, ai controlli, agli imbarchi… Già rinunci: non sei arrivato nemmeno a quelli che fanno il lavoro vero, i tecnici, che già hai perso il conto. Hai una sensazione mista fra gratitudine e smarrimento. Grazie, grazie del vostro lavoro, davvero, siete stati bravi! Ma perché l’avete fatto? Io stavo bene a casa, con Irene, con i bimbi, non serviva mandarmi tanto lontano, davvero. Anzi sapete che vi dico? Li ho salutati poche ore fa ma già mi mancano, portatemi indietro.
Niente, sono troppi, non c’è verso di convincerli tutti. E poi sono così gentili, così premurosi, non trovi nemmeno il tempo di interromperli, figuriamoci il coraggio per farlo.
Un meeting di lavoro? Tutta questa girandola per passare alcune ore con delle persone che lavorano sul tuo medesimo progetto. Caspita, ne varrà sicuramente la pena, non lo dubito. Hai anche un giorno libero per girare la città, quando il meeting è finito. Però… No guarda, non ci voglio nemmeno pensare. Non fatemi pensare che tutto questo sia un gira gira senza una meta.
Improvvisamente un sospetto. Ma su quest’aereo lo passano l’ossigeno oppure questi deliri sono normali?
Wow!
Hai reso eccezionalmente bene la sensazione che si prova quando ti stacchi da terra e guardi tutto dall’alto: improvvisamente ti senti estraneo, distaccato.
Come se comprendessi il senso di quelle cose che fino ad un attimo prima erano oscure.
Come se le nostre preoccupazioni sbiadissero e non fossero poi così importanti come ci sembravano poco fa.
Chissà perché volare ci dà questa sensazione…
Bravo.
Grazie.
Se guardo il cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi,
il figlio dell’uomo perché te ne curi?
dal Salmo 8
Da su a giù,
o da giù a su…
la vista è simile…=)